Il percorso parte dal piano interrato, quello adibito alle cucine che, nell’occasione di questa mostra “ filo gastronomica” riprende vigore grazie al monologo appassionato in un misto padano del geniale Dario Fo che mischia un piatto impossibile rendendo onore alla mirabilia gulae del maestro Martino di Como , autore di una prima pubblicazione culinaria nel 1465 :il libro de arte coquinaria.
Il testimone passa alla bravissima Adriana Asti che, in perfetto meneghino, illustra la elaborata preparazione della polpetta del re mentre ci inebriamo coll’aroma di mulsum , il vino dei romani che risultando aspro veniva mischiato a petali di rose e miele.
La scena del baccanale tardoromano con empietà di carni e salsicce, matrone attizzate di taglia ragguardevole truccate come meretrici, uomini e coppieri dall’espressione inebetita.le cene di Trimalcione che hanno ispirato il Satyricon di Fellini.
Il primo piano della villa reale è l’area dedicata all’ipotetico banchetto che ci attende.
La tavola imbandita con la tovaglia buona in lino e gli argenti lustri , i centritavola accurati ti induce alla convivialità.
Ma un doveroso monito ti offre il celebre “quarto stato di Pellizza da Volpedo che originariamente recava il titolo più eloquente di ambasciatori di fame in duo con le immagini tratte dal film di Olmi l’albero degli zoccoli: tutto prende origine dal duro lavoro della terra . E dunque anche la convivialità più povera .Quella nella stalla del bel dipinto Le due madri di Segantini sino alle cucine economiche di Attilio Pusteria che rimanda all’odierna instancabile opera di San Francesco che a Milano sfama ogni giorno persone a decine.
Un vasto coloratissimo teatro delle marionette ci lega alla convivialità del teatro d’opera evocando scene e arie da La Traviata di Verdi, Cenerentola di Rossini, Don Giovanni di Mozart
la riproduzione in cera del celebre canestro di frutta del Caravaggio conservato all’Ambrosiana chiude questo primo percorso come esempio poetico di centrotavola.
Nel secondo piano gli italiani e l’arte del stare a tavola.
Le corti rinascimentali, quelle papali, l’aristocrazia opulenta della Serenissima evocata da una serie di veli dipinti morbidamente ondeggianti attraverso i quali il visitatore si immerge e passeggia assaporando l’aura della convivialità sublime
Attorno i dipinti del Veronese, di Pietro Longhi, poi le allegre tavolate napoletane con la cantante che distrae e il furbo che ruba il piatto di spaghetti.
La filmografia che illustra scene celebri che vanno dal gattopardo di Visconti con una giovane Cardinale a la strada di Fellini con una giovane Masina e ai registi di ultima generazione. Celebri cuochi che si confessano. Le cene, i pranzi di lavoro, le cene di gala per tornare al pasto in famiglia annunciato dalla madre con il noto “tutti a tavola!”
Essa è rappresentata da una opulenta reggiora fabbricata in pane , acqua e farina appunto, che dalla sublime eleganza riconduce alla terra e a ciò che siamo.