Onda su onda

Così iniziava il ritornello di una popolare canzone del genovese Bruno Lauzi.

Da alcuni decenni una flotta dal colore giallo squillante percorre le onde blu degli oceani in lungo ed in largo. Una flotta un po’ particolare. Paperelle fuoriuscite da un cargo proveniente da Hong Kong. Tante, tantissime. Impossibile recuperarle. Si sono sparse sui mari del globo.

Viaggiando dapprima in formazione compatta, per quanto possibile poi ingurgitate dal turbinare delle onde o ingerite da pesci che le scambiano per cibo macrobiotico ed invece si ritrovan la gastrite.

Molte hanno preso la dritta verso l’Australia, essendo l’ultimo dei continenti scoperti dall’uomo civilizzato. Loro sono in plastica, create dunque nell’ultimo cinquantennio del secolo passato. Si sentono moderne.

Procedono minuscole nella vastità dell’oceano, coraggiosamente ottuse con i loro grandi occhioni o con dipinti sul muso occhiali scuri da crocerista incallito.

Alcune molto tenaci si stanno facendo lo stretto di Bering, non temono il freddo come quei nostri antenati che anelavano al mitico passaggio a Nordovest in cerca di una meta sconosciuta con prospettive sconosciute, trovandosi a vagare nel nulla.

Costituiscono il più azzeccato testimonial della nostra era.

Un tempo che balla a tempo di swing, sulle onde o a terra che sia, un tempo liquido. Un tempo dove si vaga senza prospettive. Dove giovani e vecchi si confondono perché è proibito invecchiare. Le paperelle lo sanno. Restano immutabili. Silenziose, senza richiami, senza domande.

Valgono parecchio. Chi le incontra, trova anche una piccola fortuna.

Saranno presto quotate in borsa? Pesca d’altura alle paperelle. Chi più le trova, più si ritrova ricco, altro che trivellare petrolio! Lo sapete; una delle caratteristiche della nostra era è questa: donare un valore effimero alla novità del momento.

Mia madre era saggia. Non gettare via gli oggetti in plastica. Sono i testimoni del nostro tempo. Vedrai che in futuro avranno anch’essi un valore di mercato, mi insegnava.

Queste poi sono davvero speciali molto più degli orologi Swatch, delle vivaci borse Carpisa, delle squillanti ciabatte simil sala operatoria in omaggio alla serie Grey’s Anatomy, del mio conterraneo che ha affascinato Elton John e che invade l’Europa con i suoi pinguini in plastica colorata.

Così minuscole hanno percorso il vasto mondo, resistito a tempeste ed uragani, predatori ed alghe, se ne son fatte un baffo dell’inquinamento atmosferico.

Di leggi sempre più restrittive, della crisi mondiale, della fame, della sete, delle guerre, dell’ingiustizia del mondo. Vanno avanti, non sanno dove ma vanno avanti comunque .

Certo che valgono. Loro sono tutti noi!

pubblicato da Imperia new magazine – p. za Bianchi 5 (IM)
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