Solidale

Solidali si nasce o si diventa?

Solo chi sceglie l’eremitaggio può vivere senza creare una rete sociale che gli consenta di relazionarsi, confrontarsi, crescere. Per questo va così di moda la pur effimera rete con i suoi social network. Le associazioni, i sindacati, i gruppi religiosi e le società sportive, i circoli aziendali, ecc. Sino al coltivare nobilmente la vera amicizia con pochi ma davvero affidabili.

L’ultimo film dei fratelli francesi Dardenne propone uno studio psicologico scabro, duro, affascinante e umanissimo coadiuvato da una straordinaria attrice, Marion Cotillard e da un cast non inferiore a lei. Due giorni e una notte è il titolo e corrisponde al tempo necessario che la protagonista, l’operaia Sandrà, necessita per indurre 16 recalcitranti colleghi a stare dalla sua parte rinunciando ad un bonus pro capite di 1000 euro da barattarsi con il suo licenziamento.

Sandrà è reduce da un forte esaurimento nervoso ed è questa la motivazione non esplicita per cui la ditta di pannelli solari belga intende dimissionarla. Non si fida di lei o più semplicemente vede che l’azienda va avanti anche senza. Non è un film politico o sindacale. E’ un test della personalità di fronte ad un evento a cui non si è preparati.

L’azione si dipana quasi fossimo virtualmente nella vicenda con i suoi tempi casalinghi, i bambini, la torta in forno, la casa nuova. Coinvolge, emoziona, angoscia, irrita, ed ogni volta che ci troviamo di fronte alla porta chiusa, alla quale Sandrà busserà, il nostro cuore si ferma in attesa che dall’altra parte si affacci qualcuno e come questo qualcuno agirà: starà dalla nostra parte? ci ostacolerà? non vorrà nemmeno parlare con noi? sarà violento e superficiale? Timido, vile, dibattuto da sentimenti contrastanti? Sicuramente condizionato come quasi tutti i protagonisti della storia, dalla contingenza, la scarsità di denaro, di lavoro, di prospettive. Insicuro e succube di una società castrante? Come se la somma promessa possa essere investita dal potere di risollevare le sorti di una vita. Il denaro, che nella nostra società compra tutto o quasi, diventa l’archetipo condizionante.

Sandrà, quasi costretta da una collega e dal marito a peregrinare da uno all’altro, dignitosamente non supplica, non chiede nulla a parte una scelta da parte dell’interlocutore. E via, via, percepiamo che non è tanto il risultato che auspica ma quello spirito di gruppo, quell’empatia e la solidarietà che ci eleva dall’esser bruti. Ciò che sarà totalizzante a salvarla, riprendere quota, stimare se stessa, porsi un obiettivo e andare avanti. Come non pensare all’ondata di suicidi, vittime della crisi, i quali evidentemente, non hanno saputo o potuto accedere alla comprensione altrui?

E’ risaputo: quando le cose funzionano tutti ti sono amici. Quando le cose non funzionano il deserto ti circonda.

A volte le cose non sono neanche così gravi. Basterebbe meno superficialità, una buona parola, comprensione, meno egoismo. In una parola: attenzione. Il finale tripartito termina in modo intelligente. Al termine del film, un silenzio di tomba accompagna l’uscita dalla sala. Sgomento? Imbarazzo? Cattiva coscienza? Pensiamoci su e… guardiamoci attorno.

pubblicato da Imperia new magazine – p. za Bianchi 5 (IM)
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