A tempo di vita

La scansione ritmica è intrinseca al linguaggio parlato e a quello musicale ma il ritmo,come noto,ha concrete connessioni biologiche, i ritmi circadiani.
Quelli che condizionano il sonno e la veglia, ad esempio.La ciclicità dei quali ha un modello circolare nel pendolo.
Pitagora parla di armonie celesti , suono infinito senza inizio né fine, non udibile all’orecchio. Il ritmo è carattere percettivo di stimoli successivamente legati all’organizzazione di insiemi strutturali –visivi,acustici ,tattili-in successione, a cui attribuire un carattere ritmico. Il ritmo vive anche in assenza di suono con intervalli brevi, indifferenti , lunghi. (dal mio saggio “Voce, strumento di comunicazione e terapia”)

Il ritmo condiziona il tempo come se vivessimo costantemente in un’orchestra i cui elementi rappresentati dagli strumenti musicali debbano essere accordati prima e lavorare in perfetta sintonia poi, sotto la vigile direzione di un direttore.
Questo ritmo inconscio ci accompagna dalla nascita ,ci condiziona, ci esorta , ci indirizza, ci stressa parecchio talvolta quando la sintonia non si raggiunge. Nei nostri tempi logora il lavoratore che è stretto da tempi sempre più massacranti e antagonisti dei ritmi circadiani mentre fa cadere in depressione chi il lavoro non lo trova e non può- per mancanza di mezzi -usufruire del proprio tempo al meglio .
Solo quei fortunati che possono giostrarsi con il proprio tempo e utilizzarlo per svolgere ,senza stress, ciò che a loro piace ,sono davvero i padroni dello stesso e in possesso della chiave per la serenità.
Anche costoro, tuttavia, un tempo se lo danno da soli altrimenti se il tempo scappa subentra la noia, il mal di vivere, deleterio e spesso assai pericoloso.
Inoltre, al fine di restare in sintonia col mondo questo ritmo va mantenuto per non correre il rischio di restare confinati in una terra di nessuno, dimenticati dal resto dell’umanità che corre con altri e più diffusi ritmi.

L’umanità che vive nei grandi centri urbani si adegua ad un ritmo più accelerato, addirittura frenetico . Corre, corre e non si sa bene dove vada . Formiche indaffaratissime che si muovono repentine avanti e indietro e che eseguono l’ordine che veniva impartito sulle navi borboniche : “ facite ammuìna “, i marinai di prua correvano a poppa, quelli di poppa a prua , quelli in alto alle vele scendevano e quelli in basso salivano, regalando a chi puntava lo sguardo da lontano l’idea di grande tensione nelle manovre. (Erri de Luca lo rammenta ne La doppia vita dei numeri)

Il tempo che passa probabilmente mi angoscia più di quel che sembra e che vorrei ammettere. Probabilmente per questa ragione sono tra coloro che non portano mai un orologio pur possedendone un tot.
Mia madre adorava il ticchettìo degli orologi, la rassicuravano. Molte persone non rinuncerebbero ad una bella pendola in casa. Io cerco sempre di fermarli. Non sopporto quell’isocrono tic tac proprio per la costante monotonia.Odio perfino il metronomo e questo conferma la scelta di specializzarmi nella musica del primo novecento dove il ritmo varia di battuta in battuta e di trattare pazienti parkinsoniani, festinanti per eccellenza. Invitata da amici, in piena notte salii su di una sedia e, staccata la pendola a muro, la confinai in una cassapanca per non doverne sopportare il molesto ticchettìo.
Il percorso su questa terra mi pare dotato di un tempo troppo stretto per espletare tutti i miei interessi in barba all’affermazione scherzosa di Woody Allen in uno spot televisivo di alcuni anni fa “ho appreso che riusciranno a farci vivere tutti oltre i cento anni .Ma dico , siamo matti ? non mi basteranno i soldi !, tra 40 anni mi scade il contratto d’affitto, come farò a cavarmela con un trasloco ? per non parlare della moglie, come potrò sopportarla per così tanto tempo?”
Corriamo perché i nostri ormoni e le nostre sinapsi sanno che abbiamo un tempo che scadrà e in questo lasso ci muoviamo in continuazione per dimenticarci che ciò deve avvenire . Al contrario, di tanto in tanto il tempo lo si dovrebbe contrastare per guardarci attorno .
Cerchiamo ,per quanto possibile, di danzare a tempo di valzer, di tango, di fox trot sulle note delle cose che amiamo, che rivestono importanza per noi.

Come facciamo noi che ci nutriamo di scrittura ad esempio, che scriviamo del nostro tempo.

pubblicato da Imperia new magazine – p. za Bianchi 5 (IM)
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